On stage: il teatro dell’Oppresso a Spoleto.

“Il Teatro dell’oppresso, Teatro do Oprimido, è una metodo teatrale che comprende differenti tecniche create dal regista brasiliano Augusto Boal ed ha come obiettivo di fornire strumenti di cambiamento personale, sociale e politico per tutti coloro si trovino in situazioni di oppressione” (http://it.wikipedia.org/wiki/Teatro_dell’oppresso).Questa modalità di fare teatro arriva, per la prima volta a Spoleto, presso l’Ipssart ” G. De Carolis”, con il progetto “Prevenzione delle dipendenze”, messo a punto con la dottoressa Francesca Cenciarelli. La scuola intende affrontare il tema delle dipendenze cercando di far acquisire ai ragazzi la consapevolezza delle loro scelte, aumentando l’autonomia e lo spirito critico, anche attraverso questa tecnica di teatro attivo. Roberto Mazzini, della Cooperativa Giolli di Parma, il 28 gennaio, a docenti e gentori, il 29 e il 30 ai ragazzi delle classi I, sta presentando, presso l’Auditorium del Convitto Inps, la proposta basata su un lavoro sulle proprie emozioni. Attraverso il teatro forum, gli attori mettono in scena 5 situazioni, incentrate su problematiche molto diffuse nella realtà giovanile. Il moderatore, poi, chiede agli spettatori di suggerire un punto di scelta, un finale, quindi si prova e si commenta l’idea per vedere se funziona. In questa fase, si è scelto di lavorare su abuso di alcool e di droga, ma il teatro dell’oppresso si occupa di tutto il campo sociale, come modalità per combattere tutte le dipendenze, non solamente adolescenziali. A breve, seguirà la costituzione di un gruppo di Promotori, ovvero i ragazzi più grandi dell’Ipssart si sostituiranno agli attori della Giolli Cooperativa e la dottoressa Cenciarelli, con i docenti della scuola, continueranno il lavoro, in contatto con Roberto Mazzini. Una sorta di educazione alla pari e di lavoro in rete per cercare di crescere in autonomia. Non si deve confondere questa modalità di fare teatro con lo psicodramma, in questo caso il teatro è terapia individuale, nel caso del teatro dell’oppresso, il teatro è strumento sociale. A giudicare dalle prime messe in scena, l’aspetto ludico e coinvolgente sembra riscuotere successo, per perseguire un obiettivo molto serio. In fondo, quasi sempre dalla medesima fonte del riso, si possono trarre anche pensieri seri!

I commenti sono chiusi