La “nostra” seconda volta

Nell’ambito del Progetto di Educazione alla Salute, dopo l’interessante incontro con Giorgia Benusiglio, alcuni studenti hanno assistito anche alla proiezione del film “La mia seconda volta”, ispirato alla vicenda reale.

“Il giorno 13/04/2019, le classi 2 A, C, D, E- scrivono Aurora Busti e Lorenzo Coccia-  si sono recate presso la Sala Frau per la visione del film “La mia seconda volta”, tratto dalla storia di Giorgia Benusiglio che aveva narrato la sua toccante storia in un precedente incontro,  presso la Scuola di Polizia.

Tutti hanno ritenuto il film emozionante e attuale poiché affronta i temi della realtà adolescenziale di oggi.

Mentre Flavio De Persis evidenzia alcuni passaggi: “La mia seconda volta” tratta la storia di Giorgia Benusiglio e il suo  primo incontro con il mondo della droga.

Nella visione del film ho notato delle differenze rispetto alla storia raccontataci in precedenza dalla Benusiglio stessa.

Tali cambiamenti nella trasposizione cinematografica della storia, a mio avviso, si sono resi necessari per un duplice motivo: per catturare maggiormente l’ attenzione da parte del pubblico e per sottolineare, con maggiore efficacia, il punto di vista e il giudizio della protagonista sulla situazione e sui personaggi.

Nel film, ad esempio, il fratello di Giorgia comincia a frequentare una ex-tossicodipendente che, in seguito, diverrà grande amica di Giorgia, nonché sua salvatrice.

Il padre, scoperta la relazione, consiglia al figlio di non complicarsi la vita, questo perché è convinto che la droga riguardi solo i delinquenti e le famiglie problematiche. Dopo l’episodio, del 1999, che ha visto coinvolta la figlia, l’assunzione di mezza pastiglia di ecxtasy per “gioco”, il padre cambierà giudizio: solo il trapianto del fegato ha salvato la vita a Giorgia.

Nella realtà, Giorgia ha conosciuto la donatrice soltanto indirettamente, nel film invece loro si conoscono e diventano in breve tempo amiche, questo forse per simboleggiare la gratitudine che la Benusiglio nutre per la sua donatrice e forse per il rimpianto di non averla mai conosciuta. Anche il titolo: “La mia seconda volta” può simboleggiare la vita della donatrice che rivive nel corpo di Giorgia.

Il film si conclude con la signora Benusiglio che mostra a dei ragazzi di una scuola, i segni del trapianto e racconta la sua storia.

Il film, a mio giudizio, non indugia sulle parti drammatiche, anche la scena in cui assume la pasticca è stata tagliata. Contiene certo un consiglio: attraverso l’esperienza personale della Benusiglio si mettono un guardia i giovani che sottovalutano la pericolosità dell’assunzione di droghe.

Questo perché, per  Giorgia, noi siamo liberi di scegliere, nel bene e nel male, ciò che lei può fare, come tutti gli altri, è soltanto  dare un consiglio, perché la scelta finale sarà sempre nostra.

 

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