Reportage da Mosca

di Maria Cristina Alimenti e Cecilia Di Cicco.

Mosca, Marzo 2019-

Poco più tardi della metà di Febbraio 2019, quattro ragazze provenienti dall’IPSSART “G. De Carolis” di Spoleto (Maria Cristina Alimenti, Cecilia di Cicco, Elena Quatrini ed Alessandra Sparta) si sono trasferite, scagliate dal verde paesaggio Umbro alla fredda Russia, nel college industriale di ospitalità e management (KIGM n.23 in russo) di Mosca, tutto in meno di mezza giornata.

Tutto ciò è parte di un progetto nato da un accordo (della durata di tre anni) tra i due istituti, uno scambio culturale (cui presto parteciperanno altre 4 ragazze moscovite, dirigendosi a Spoleto) di grande valenza per il futuro ed il curriculum di chi vi partecipa.

Noi spoletine abbiamo appena terminato il primo mese di permanenza nella grande capitale russa (ne restano tre) e inviamo le prime impressioni ed opinioni su tante vicende da raccontare. In fondo si parla di Mosca, una megalopoli misteriosa e lontanissima, difficile da raggiungere a causa delle frontiere e della distanza.

Qualcuno potrebbe giustamente affermare di non sapere cosa aspettarsi, essendo una città da poco uscita da un lungo periodo di chiusura e riservatezza, un po’ come fosse una parte inesplorata dell’emisfero, per noi occidentali, invece, abituati ad essere sempre al centro dell’attenzione.

Non ci si sbaglia a pensare che Mosca sia completamente diversa da qualsiasi altra città, in effetti ci sono molte cose che cambiano radicalmente rispetto al panorama italiano o europeo: l’architettura, per esempio. A Mosca le abitazioni individuali si trovano di rado. Ovunque, dal centro alla periferia, le strade vengono sovrastate da altissimi grattacieli, uno uguale all’altro, senza distinzione.

Mosca è pensata in grande: le piazze sono sconfinate, ne è la prova la Piazza Rossa, con altissime torri e capolavori architettonici quali  il Cremlino o la coloratissima Chiesa di San Basilio.

I moscoviti non sono davvero così freddi e tradizionalisti come lo stereotipo fa pensare, nonostante l’affluenza turistica non sia così alta rispetto all’Europa occidentale, gran parte della popolazione moscovita è proveniente da paesi limitrofi alla Russia. Ciò li ha abituati ad accettare ciò che è sconosciuto, anziché respingerlo. L’unica pecca è che la conoscenza dell’inglese è piuttosto bassa, persino nelle zone centrali, rendendo difficile la comunicazione e rallentando i tempi di orientamento per un semplice turista che presumibilmente non parla russo.

Arrivando al dunque, un grande punto di divergenza tra l’Italia e la Russia è il metodo didattico ed il livello d’istruzione. Ci siamo ritrovate ad adattarci in poco tempo ad un modo diverso di affrontare la scuola: sorprendentemente, nonostante il numero di ore trascorse nell’istituto russo sia maggiore, il modo in cui le lezioni e gli intervalli sono strutturati risulta molto meno pesante rispetto al classico sistema italiano.

Ci troviamo bene tra di noi: si è creato un gruppo unito, ci supportiamo a vicenda. Per quanto riguarda le relazioni con i ragazzi locali, inizialmente fare amicizia non è stato così facile, per via del temperamento e le usanze diverse. Anche il fatto che l’inglese sia poco conosciuto non aiuta affatto, però questo non ha ostacolato la nostra voglia di fare nuove scoperte e conoscere i nuovi compagni di classe. Sicuramente sarà un’esperienza indimenticabile, innanzitutto dal punto di vista formativo, poi anche dal punto di vista di crescita personale: vivere da sole in un posto lontano da casa, dove le abitudini sono completamente diverse dalle nostre, non capita tutti i giorni.

 

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