Zeno: la mia chiave di lettura.

INVITO ALLA LETTURA: “La coscienza di Zeno”
di Fortunati Marco III TURISTICO A

Di libri non ne ho letti molti, visto che non sono un lettore “accanito”, più che altro sono solito leggere la sera prima di andare a dormire.
Ma uno dei pochi libri che ho letto e mi ha appassionato più degli altri è stato “La coscienza di Zeno”, scritto da Italo Svevo. Certo, per essere uno che non è un grande appassionato di lettura ammetto che non è un libro molto consigliato, ma a me piacciono questo tipo di libri, che tendeno ad analizzare la realtà, le situazioni e le scelte della vita. E’ interessante come il protagonista, Zeno Cosini, cerchi di giustificare ogni decisione, sia essa giusta o sbagliata ed è altrettanto interessante la ricerca, spesso in maniera ostinata e morbosa, della “salute”, intesa sia come fisica, ma anche mentale. In questo libro emergono comportamenti del protagonista riscontrabili anche nella realtà.
Zeno, a mio parere, appare come una persona vigliacca che preferisce, nella maggior parte dei casi, prendere la decisione più semplice e conveniente o, molto spesso, non prendere proprio decisioni e attendere che la soluzione venga da sè. E’ altrettanto interessante come ogni comportamento, ogni personaggio ed ogni situazione influiscano sul pensiero e sulle decisioni di Zeno.
Cosini è nevrotico e la sua nevrosi si muterà in ipocondria: crede che la sua inettitudine sia una malattia. Questa sua ipocondria emerge molto spesso all’interno del libro, ad esempio, quando una sera si trovava in una bettola ed incontra un suo vecchio amico di infanzia (Tullio) che a causa di un’artrite si ritrova a dover portare il bastone, anche Zeno inizia ad accusare dolore, così da incominciare ad usare un appoggio anche lui. La cosa interessante non è tanto il fatto in se stesso di zoppicare proprio dopo la vista dell’amico, ma quel “dolore” si manifesta più o meno intenso a seconda della situazione in cui si trova.
Nel romanzo emerge così la figura del malato immaginario, quello che molto spesso si finge malato per far compassione agli altri, ma che alla fine risulterà solo vile, patetico e irrispettoso nei confronti di chi è veramente malato. La cosa curiosa è che Zeno, che si ritiene “guarito”, apprende che la sua malattia affligge tutta la società: essa è malata dalle radici e prendere atto di ciò, secondo Cosini, è già un sintomo di salute.

La coscienza di Zeno

La prima edizione dell’opera risale al 1923 e parla di uno psicanalista, un certo Dottor S., che per vendicarsi del suo paziente, Zeno Cosini, scrive un romanzo in forma autobiografico. Il racconto è ambientato tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 L’autore è Italo Svevo, pseudonimo di Aron Ettore Schmitz, nato a Trieste nel dicembre del 1851 e morto a Motta di Livenza nel settembre del 1928. Dal periodo in cui è vissuto si può capire perché abbia realizzato un’opera che guarda alla psicoanalisi. I personaggi principali sono: Zeno, cioè il protagonista; il padre, con il quale non aveva rapporti molto aperti, se non poco prima della sua morte; l’Olivi, un amministratore nominato dal padre per gestire gli affari in quanto non si fidava del figlio; la famiglia Malfenti, formata dal padre Giovanni, Ada, di cui Zeno rimarrà innamorato anche da sposato, finché anche lei non verrà colpita dalla “malattia”, Alberta ed Augusta, che diventerà la moglie di Zeno. Poi c’è Guido, che sposerà Ada, ma che morirà giovane a causa di scelte sbagliate. Molte saranno le amanti del protagonista, ma la più importante è Carla, con la quale avrà una lunga ma segreta relazione. Nell’opera emergono molti argomenti, ad iniziare dal vizio del fumo, la morte del padre, la storia del matrimonio e l’amante, il patto commerciale con Guido ed infine la psico-analisi. Ma il tema principale è la “malattia” e l’ossessiva ricerca alla guarigione di essa.
Il linguaggio non è molto semplice, le parole sono ricercate e compaiono alcuni termini che ai tempi di oggi non sono più utilizzati. Il messaggio che l’autore vuole comunicare è che l’uomo borgese del Novecento, inetto ed incapace, non riesce a dare un significato alla propria esistenza, alla sua vita e, come è esempio Zeno, non riesce a gestire i propri vizi e i propri rapporti sentimentali, preferendo giustificarsi e trovare vie di uscita, anziché affrontare la realtà.
Questo libro credo che sia molto interessante, l’intreccio tra realtà e pensiero del protagonista rende il romanzo molto difficile, ma allo stesso tempo molto bello.

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